Dottrina / Riviste

L'algoritmo in azienda: AI Act e limiti al controllo dei lavoratori

09 Settembre 2026 |
Lorenzo Gatto

L’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro sta modificando la struttura tradizionale del potere datoriale. L’algoritmo non si limita più a svolgere una funzione meramente strumentale rispetto alle decisioni dell’impresa, ma può intervenire nella selezione dei candidati, nell’assegnazione delle mansioni, nella programmazione dei turni, nella misurazione della produttività, nella valutazione delle prestazioni e, in prospettiva, nella rilevazione di condotte suscettibili di assumere rilievo disciplinare.

Sommario

L’algoritmizzazione del rapporto di lavoro

L’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro pone un problema giuridico centrale: stabilire fino a quale punto il datore possa delegare a un sistema automatizzato la raccolta e l’elaborazione delle informazioni senza trasformare l’automazione organizzativa in una forma indiretta di esercizio del potere disciplinare. Il quadro normativo europeo e nazionale non riconosce all’algoritmo una soggettività giuridica autonoma: il centro di imputazione della responsabilità resta l’impresa che decide di adottare, utilizzare e valorizzare il risultato prodotto dal sistema. L’AI costituisce, sul piano giuridico, uno strumento dell’organizzazione datoriale e non un soggetto responsabile in senso proprio.

Questa impostazione assume particolare rilievo nel 2026, anno nel quale il Reg. UE 2024/1689, noto come Artificial Intelligence Act, entra nella fase generale di applicazione prevista dall’art. 113, mentre il regime relativo ai sistemi di IA ad alto rischio nell’ambito dell’occupazione acquista piena centralità regolatoria. L’AI Act individua espressamente tra gli ambiti ad alto rischio i sistemi destinati all’assunzione o sel...

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