Dottrina / Riviste

Tra automazione e dignità: gli effetti sul lavoro della legge sull’intelligenza artificiale

22 Ottobre 2025 |
Lorenzo Gatto

L’entrata in vigore della L. 132/2025 rappresenta uno spartiacque nella regolazione italiana dell’intelligenza artificiale. Dopo anni di incertezza normativa, linee guida provvisorie e dibattiti accademici, il Parlamento ha adottato una disciplina organica che intende allineare l’Italia al nuovo quadro europeo definito dall’AI Act 2024.

AI come strumento di supporto

Il provvedimento non è un mero recepimento tecnico, ma un intervento politico e culturale: riafferma l'idea di un'innovazione “a misura d'uomo”, in cui l'IA diventa uno strumento di supporto alla decisione e non un sostituto del pensiero umano.
In questo contesto, gli artt. 11, 12 e 13 assumono un ruolo centrale, poiché fissano le coordinate del rapporto tra tecnologia e lavoro, ridefinendo l'equilibrio tra produttività, diritti e trasparenza. La legge, nella sua architettura complessiva, non si limita a regolare la macchina: mira a garantire che ogni algoritmo che incide sul lavoro sia comprensibile, tracciabile e soggetto a controllo umano.

Miglioramento delle condizioni di lavoro

L'art. 11 è il cuore operativo della riforma. Esso stabilisce che l'intelligenza artificiale possa essere impiegata nei contesti lavorativi solo se finalizzata al miglioramento delle condizioni di lavoro, alla tutela dell'integrità psicofisica dei dipendenti e all'innalzamento della qualità del prodotto o del servizio. Il testo impone che l'uso di sistemi intelligenti sia sicuro, affidabile e trasparente, e vieta ogni applicazione che comprometta la dignità o la ...

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