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Atti discriminatori

09 Dicembre 2025 |

La normativa in materia di discriminazioni nei rapporti di lavoro rivela un percorso di progressivo ampliamento delle tutele che riflette la crescente sensibilità dell’ordinamento italiano verso i diritti fondamentali della persona. Ponendo le basi nella Costituzione, le tutele si fondano sulla disciplina statutaria e su disposizioni di derivazione comunitaria, oltre che sul ruolo preminente della giurisprudenza del lavoro.

Principio di non discriminazione

Il principio di non discriminazione rappresenta uno dei cardini fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano e trova le sue radici più profonde nella Costituzione repubblicana. L'art. 3 Cost., nel sancire l'uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini, pone le basi per una complessa architettura normativa volta a contrastare ogni forma di discriminazione, anche e soprattutto nell'ambito dei rapporti di lavoro. L'art. 37 Cost. completa questo quadro di principi, riconoscendo alla donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore, anticipando così tematiche che diventeranno poi centrali nell'evoluzione del diritto antidiscriminatorio.

Con l'emanazione dello Statuto dei Lavoratori nel 1970 il principio costituzionale di non discriminazione trova una prima, significativa traduzione normativa nel diritto del lavoro, attraverso l'art. 15 che vieta specifiche forme di discriminazione nell'ambito del rapporto lavorativo.

L'evoluzione normativa si è poi ampliata con il D.Lgs. 216/2003, emanato in attuazione della Dir. UE  2000/78/CE, che ha segnato una ulteriore svolta, introduce...

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