Dottrina / Riviste

La corretta applicazione del contratto collettivo di settore

17 Marzo 2025 |

La moltiplicazione delle sigle sindacali, unitamente alla crisi della rappresentatività tanto dei sindacati stessi che delle associazioni di categoria, ha portato al verificarsi del c.d. dumping contrattuale, attraverso il quale si definiscono le condotte – per lo più datoriali – volte ad aggirare sia la normativa nazionale che quella collettiva, in danno dei lavoratori, con lo scopo di abbattere i costi e trarre il massimo profitto dall’attività economica.

Scelta del contratto collettivo e rispetto dei principi costituzionali

Uno dei temi che di recente sta attirando molte attenzioni da parte dei giuslavoristi, solleticato certamente da una serie di rinnovi contrattuali nonché dall'intervento del legislatore tramite il Decreto Correttivo del Codice Appalti, riguarda proprio la corretta applicazione del contratto collettivo da parte delle aziende.

La vicenda sorge, principalmente, nel settore dei servizi e della gestione dei relativi appalti ove, complice il proliferare di innumerevoli contratti collettivi sottoscritti da altrettanto innumerevoli (e improbabili) sigle sindacali e di categoria, si è assistito una sensibile riduzione delle garanzie dei lavoratori nella prestazione di lavoro non solo per la parte economica: si parla, non a caso, di dumping contrattuale e di dumping salariale.

Nel tentativo, spesso maldestro o perfino illecito, di abbattere i costi del lavoro, molte aziende hanno finito con applicare contratti collettivi in aperto contrasto con dettame costituzionale e, in particolar modo, con i principi fissati dall'art. 36 Cost. per quel che attiene al diritto ad una retribuzione equa e proporzionata; questo ha determi...

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