Dottrina / Riviste

La tutela lavorativa nell’ambito della procreazione medicalmente assistita

24 Marzo 2025 |

La normativa italiana prevede che le coppie che vogliono fare ricorso all'iter della procreazione medicalmente assistita (PMA) possano assentarsi dal posto di lavoro, usufruendo di un'indennità di malattia erogata dall'INPS. Infatti, pur non potendosi qualificare propriamente come “malattia”, le pratiche di procreazione assistita vanno, comunque, ad essa equiparate, in ragione dell'importanza e della rilevanza sociale di tale pratica all'interno del contesto ordinamentale.

Sommario

Ricorso alla PMI: quando è legittimo

Quando comunemente si parla di fecondazione assistita ci si riferisce, in realtà, all'ambito ordinamentale della procreazione medicalmente assistita (in acronimo PMA), ovvero a quell'insieme di tecniche e procedure finalizzate all'ausilio del concepimento, nei casi in cui quello spontaneo appare di fatto irrealizzabile per una serie di fattori di diversa natura, comprese particolari condizioni patologiche, che possono condizionare negativamente la capacità riproduttiva sia dell'uomo sia della donna.

Diverse, infatti, sono le possibilità di manipolazione finalizzate a garantire la positiva realizzazione di una gravidanza, grazie all'apporto fornito da una pluralità di tecniche terapeutiche di maggiore o minore complessità e invasività, che possono consentire l'efficacia della fecondazione sia all'interno dell'apparato genitale femminile, che nella opzione in vitro.

Nell'impianto sistemico di matrice normativa nazionale, l'addentellato dispositivo di riferimento va senza dubbio ancorato alle previsioni della L. 40/2004, la quale detta le linee guida in materia, disponendo, al contempo, una netta delimitazione della stessa possibilità d'...

Contenuto riservato agli abbonati.
Vuoi consultarlo integralmente?

Sei un abbonato

Non sei un abbonato

Se vuoi maggiori informazioni contatta il tuo agente di zona