Dottrina / Riviste

L’IA nello studio professionale: tra sicurezza e privacy

13 Marzo 2026 |

Il nuovo imperativo per commercialisti, revisori e avvocati è rappresentato dalla "blindatura" del dato. Se, infatti, l’efficienza e la formazione rappresentano il motore e il carburante della trasformazione digitale, la sicurezza dei dati ne costituisce l'indispensabile sistema frenante. Per un practitioner, sia costui o costei avvocato o CFO, la riservatezza non è solo un obbligo derivante dal GDPR, ma un pilastro del segreto professionale e del rapporto fiduciario con il proprio cliente.

Nelle parti conclusive del primo documento del CNDCEC in materia di IA nello studio professionale si affronta il tema più critico: il trattamento dei dati operato dai colossi del settore come OpenAI, Anthropic, Microsoft e Google. Comprendere le differenze tra le varie licenze non è più, infatti, un compito delegabile ai tecnici IT, ma una responsabilità diretta del professionista.

ANALISI COMPARATIVA DELLE CONDIZIONI DI TRATTAMENTO

Il documento analizza nel dettaglio come i principali provider gestiscono le informazioni inserite nei "prompt". La distinzione fondamentale, spesso ignorata dai non addetti ai lavori, risiede, infatti, tra l'utilizzo dei dati per l'addestramento dei modelli e il trattamento confidenziale a fini di servizio.

Con riguardo a ChatGPT (OpenAI), nelle versioni gratuite e "plus" (per singoli utenti), si rammenta che la stessa può utilizzare i contenuti per migliorare i propri modelli, a meno che non si attivi esplicitamente l'opzione di opt-out. Per uno studio professionale, l'uso di queste versioni è pertanto sconsigliato per dati sensibili. Il documento sottolinea come le versioni, invece, “enterprise” e “team” offrano garanzie diverse: i dati non vengono...

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