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Fiscalità internazionale e costi “Black List”: verso una compliance semplificata

08 Agosto 2025 |

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2023, il legislatore ha rilanciato la parziale deducibilità dei cosiddetti costi “Black List”. Questa misura, volta a promuovere la trasparenza fiscale, riguarda le spese sostenute verso operatori economici situati in giurisdizioni considerate non cooperative dall’Unione europea. Il provvedimento coinvolge imprese e professionisti, offrendo nuove prospettive per una gestione consapevole della fiscalità internazionale e degli adempimenti dichiarativi.

Sommario

Evoluzione normativa della disciplina sui costi “Black List”

La normativa sui costi “Black List” ha radici profonde nel sistema fiscale italiano, con le prime disposizioni introdotte dalla L. 413/91, che ha inserito i c. 7-bis e 7-ter all'art. 76 TUIR.

Inizialmente, il legislatore aveva adottato un approccio restrittivo, basato sulla presunzione di fittizietà delle spese verso soggetti residenti in paradisi fiscali. Tuttavia, il contribuente aveva la possibilità di dimostrare la legittimità delle operazioni, evidenziando l'effettiva attività commerciale oppure l'interesse economico concreto.

Un elemento di garanzia per il contribuente era rappresentato dalla notifica preventiva da parte dell'Amministrazione finanziaria, che concedeva 90 giorni per produrre le prove necessarie. Questo meccanismo, seppur rigoroso, rappresentava una deroga significativa rispetto ai criteri generali di deducibilità previsti dall'art. 109 TUIR, e offriva un'opportunità di confronto e trasparenza.

Nel corso degli anni, la normativa è stata oggetto di importanti aggiornamenti. La L. 190/2014, ha ridefinito il concetto di “Paese a fiscalità privilegiata”, focalizzandosi sull'assenza di un adeguato sc...

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