Dottrina / Riviste

Il reato di indebita compensazione e il concorso del professionista secondo la Cassazione

19 Maggio 2025 |

La Cassazione penale interviene su una questione assai delicata: quella del concorso, da parte di un professionista, nel reato di indebita compensazione di crediti. I Giudici di legittimità, pur riconoscendo la possibilità che un terzo possa concorrere nel reato proprio, richiedono, tuttavia, la prova del contributo causale nella consumazione del reato, rappresentato dalla presentazione del Modello F24; non essendo sufficiente - per l'integrazione del reato tributario in esame - la sola certificazione di tali crediti.

Sommario

Premessa. La necessità di dover provare il contributo causale dell'extraneus

La Cass. pen. 5 maggio 2025 n. 16532, qui oggetto di commento, si occupa di una questione assi delicata che è quella del concorso, da parte di un professionista, nel reato di indebita compensazione di crediti.

Con tale sentenza, la sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato, tramite rinvio alla Corte di Appello di Milano, la condanna inflitta ad un professionista accusato di aver concorso con gli amministratori della società alla commissione del reato di indebita compensazione, previsto e punito dall'art. 10 quater D.Lgs. 74/2000

Tale norma – come ormai noto - prevede la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni per chi non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro.

Nel caso specifico si trattava di una indebita compensazione di crediti derivanti dallo svolgimento dell'attività di ricerca e sviluppo. La decisione di merito si fondava sul fatto che il professionista avesse certificato dei crediti inesistenti (ricerca e sviluppo) utilizzati in compensazione, in concorso con gli amministratori di ...

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