Anche il convivente di fatto partecipa all'impresa familiare e alla sua liquidazione12 Maggio 2025
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La massima In tema di impresa familiare, è illegittima l'esclusione del convivente di fatto dalla qualifica di "familiare" ai sensi dell'art. 230-bis, comma 3, c.c., ove risulti un apporto effettivo e continuativo del convivente all'impresa stessa. Tale interpretazione si impone in forza della sentenza della Corte costituzionale n. 148 del 2024, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 230-bis, comma 3, e dell'art. 230-ter c.c., nella parte in cui non prevedevano tutele equivalenti a quelle riconosciute al coniuge e ai parenti, per violazione degli artt. 2, 3, 4, 35 e 36 Cost., nonché dell'art. 8 Cedu. Il caso La ricorrente nel corso del 2000 instaurava una convivenza di fatto con il compagno il quale, nel corso del 2004, iniziava un'attività di impresa alla quale la stessa ricorrente partecipava in maniera stabile prestando la propria attività lavorativa in modo continuo. Tale attività proseguiva sino al 2012, anno in cui si verificava il decesso del convivente di fatto, titolare dell'impresa. Per tale motivo, la stessa ricorrente richiedeva il riconoscimento del proprio diritto alla quota di liquidazione dell'impresa a lei spettante, a carico dei figli eredi de... Contenuto riservato agli abbonati. |