Dottrina / Giurisprudenza commentata

Compensi in criptovalute da cessione di opere d’arte tramite NFT e omessa dichiarazione

04 Aprile 2025 |
Domenico Frustagli

Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione, al superamento delle soglie di punibilità normativamente previste dal D.Lgs. 74/2000, è reato l'omessa dichiarazione di compensi in criptovalute derivanti da cessione di opere d'arte tramite Token Non Fungibili – cd. NFT (Cass. pen. 28 febbraio 2025 n. 8269).

Massima

Integra il reato di dichiarazione infedele di cui all'art. 4 D.Lgs. 74/2000, l'omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi dei proventi, conseguiti tramite l'accredito di "criptovalute" e derivanti dalla cessione di opere d'arte, o comunque dell'ingegno, digitali, costituendo l'ammontare di tali accrediti reddito imponibile ai sensi degli artt. 53 e 54 DPR 917/86, ove il valore normale degli stessi, convertiti in valuta corrente, superi le soglie di punibilità previste dal citato art. 4 D.Lgs. 74/2000.

Il Caso

Il Tribunale di Torino, in funzione di giudice del riesame, confermava il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il medesimo Tribunale nei confronti di un soggetto indagato per il reato di cui all'art. 4 D.Lgs. 74/2000, per avere indicato nelle dichiarazioni dei redditi elementi attivi in misura inferiore a quella effettiva, in tal modo omettendo di versare le imposte sul reddito personale dovute, in misura superiore alla soglia di punibilità prevista per tale reato.

In particolare, gli elementi attivi non dichiarati erano relativi ai compensi percepiti tramite criptovalute e relativi alla commercializzazione di NFT in...

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