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La natura non speculativa dell'acquisto di cripto-asset e la trasparenza blockchain non passano la prova dell'autoriciclaggio

10 Novembre 2022 |
Antonio Martino
Ernesto Carile
La Suprema Corte di Cassazione continua a dipanare i nodi della complessa figura dell'autoriciclaggio affrontando, tra l'altro, gli spinosi temi della natura degli acquisti di crypto-asset e della trasparenza delle tecnologie basate sulla blockchain o sul distributed ledger.
Sommario
Inquadramento

Il caso sottoposto alla decisione della Suprema Corte riguarda la sussumibilità nella fattispecie del delitto di autoriciclaggio del trasferimento, a mezzo bonifico on line, dei proventi di una truffa aggravata da un conto corrente (il quale risultava peraltro intestato a soggetto diverso dall'indagato), radicato presso un istituto di credito nazionale, ad un conto corrente estero di un VASP. Tali proventi erano poi stati utilizzati per l'acquisto di Bitcoin, di cui – allo stato – non era tuttavia noto il successivo impiego.

Secondo la difesa, le prefate operazioni di trasferimento ed impiego dell'illecito profitto in questione non avrebbero avuto una finalità speculativa e, in ogni caso, le regole che governano il mercato delle criptovalute – essendo incentrate su criteri di assoluta trasparenza – non avrebbero consentito di occultare il profitto del reato né di nascondere l'identità dell'acquirente.

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