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Responsabilità dell’Internet Service Provider


23/06/2022 | La Redazione

In caso di diffusione sul web di contenuti lesivi di diritti fondamentali della persona (reputazione, onore, riservatezza, ecc.), quando può essere chiamato a rispondere dell'illecito anche l'Internet Service Provider (c.d. ISP)? La Cassazione torna sulla questione (Cass. 8 giugno 2022 n. 18430).

L'Internet Service Provider (d'ora in poi per brevità «ISP»), svolgendo il ruolo di hosting provider, è responsabile quando ricorre una delle seguenti situazioni:

  • è effettivamente a conoscenza del carattere illecito dell'attività o dell'informazione fornita all'utente;
  • è al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceità dell'attività o dell'informazione;
  • non agisce immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso appena a conoscenza dell'illiceità dei fatti, su comunicazione delle autorità competenti.

Nel caso concreto erano state pubblicate su alcuni siti internet notizie relative a un determinato soggetto, ritenute, poi, diffamatorie con conseguente condanna in sede penale. Tuttavia, anche dopo la condanna, risultava ancora possibile risalire alle URL di tali notizie. Il soggetto interessato, sentendosi pregiudicato, si era, quindi, rivolto all'ISP (si trattava di Google), chiedendo la deindicizzazione e rimozione delle Url recanti i predetti contenuti, comprese quelle riferibili ai siti gestiti da altri motori di ricerca. Stante l'inerzia dell'ISP, aveva poi agito in giudizio: in primo grado il tribunale aveva condannato l'ISP alla rimozione immediata delle Url e al risarcimento del danno morale pari a 25.000 euro. La Cassazione ha confermato la condanna, correggendo esclusivamente la motivazione del tribunale, che era fondata sul risarcimento del danno ingiusto per fatto illecito (art. 2043 c.c.).

Cass. 8 giugno 2022 n. 18430