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Crediti d’imposta acquisto energia elettrica I e II trimestre: il punto per imprese “energivore” e non


18/05/2022 | Paolo Parisi

Il decreto Sostegni-ter ha introdotto un credito d'imposta a favore delle imprese caratterizzate da un alto impatto dei costi energetici rispetto all'attività svolta, con lo scopo di compensare parzialmente gli extra costi sostenuti nel 2022 a causa dell'innalzamento dei prezzi: l'AE ha fornito i primi chiarimenti in relazione ai crediti d'imposta fruibili dalle imprese energivore e non (Circ. AE 13 maggio 2022 n. 13/E).

Premessa

Il decreto Sostegni-ter ha introdotto un contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, a favore di quelle imprese caratterizzate da un alto impatto dei costi energetici rispetto all'attività svolta con la finalità di compensare parzialmente gli extra costi sostenuti a causa dell'eccezionale innalzamento del prezzo dell'energia.

Con la circolare in commento, l'Agenzia delle Entrate ha fornito i primi chiarimenti in relazione ai crediti d'imposta per l'acquisto di energia elettrica delle imprese energivore e non.

Ambito soggettivo

L'agevolazione riguarda le imprese a forte consumo di energia elettrica di cui al DM 21 dicembre 2017, i cui costi per kWh della componente energia elettrica, calcolati sulla base della media dell'ultimo trimestre 2021 ed al netto delle imposte e degli eventuali sussidi, hanno subito un incremento del costo per KWh superiore al 30% relativo al medesimo periodo dell'anno 2019.

L'Agenzia delle Entrate precisa che l'art. 15 c. 1 DL 4/2022, nel rinviare al DM 21 dicembre 2017, identifica le imprese a forte consumo di energia come quelle aventi i requisiti di cui all'art. 3 e, contestualmente, iscritte all'elenco di cui al successivo art. 6 c. 1: in particolare, l'art. 3 c. 1 del DM identifica le imprese a forte consumo di energia elettrica, che accedono alle agevolazioni di cui allo stesso decreto, come quelle che hanno un consumo medio di energia, calcolato nel periodo di riferimento, pari ad almeno 1 GWh/anno e che rispettano uno dei seguenti requisiti:

  • operano nei settori dell'Allegato 3 alla Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020 (estrazione di minerali, produzione di oli e grassi, tessitura, produzione di cemento, fabbricazione di componenti elettronici, etc.);
  • operano nei settori dell'Allegato 5 all'anzidetta Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020 (altri settori minerari e manifatturieri non inclusi nell'Allegato 3) e sono caratterizzate da un indice di intensità elettrica positivo determinato, sul periodo di riferimento, in relazione al c.d. VAL, ossia al valor medio triennale del valore aggiunto lordo a prezzi di mercato (al netto di eventuali imposte indirette e di eventuali sussidi), non inferiore al 20%;
  • non rientrano fra quelle di cui ai precedenti punti, ma sono ricomprese negli elenchi delle imprese a forte consumo di energia redatti, per gli anni 2013 o 2014, dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) in attuazione dell'art. 39 DL 83/2012.

Si rammenta che l'art. 4 del DM identifica i requisiti di intensità di costo dell'energia elettrica rispetto al valore aggiunto lordo (almeno il 20%) o rispetto al fatturato (almeno il 2%) che le imprese devono dimostrare di raggiungere per l'iscrizione all'elenco.

Sono escluse dalle agevolazioni le imprese in difficoltà.

L'Agenzia delle Entrate ritiene che, per fruire del credito d'imposta in commento, oltre a possedere i requisiti di cui al citato art. 3, sia necessario che le imprese energivore risultino regolarmente inserite nell'elenco, di cui al c. 1 dell'art. 6, dell'anno 2022, ossia quello che include il periodo oggetto di agevolazione.

Costi medi per kWh della componente energia elettrica

Ai fini del calcolo del costo medio per kWh della componente energia elettrica, l'Agenzia sottolinea che si deve tenere conto dei costi sostenuti per l'energia elettrica (incluse le perdite di rete), il dispacciamento (inclusi i corrispettivi relativi alla copertura dei costi per il mercato della capacità o ai servizi di interrompibilità) e la commercializzazione, ad esclusione di ogni altro onere accessorio, diretto e/o indiretto, indicato in fattura diverso dalla componente energetica. Si tratta, sostanzialmente, della macrocategoria abitualmente indicata in fattura complessivamente alla voce “spesa per la materia energia”.

Concorrono al suddetto calcolo i costi della componente energia eventualmente sostenuti in esecuzione di contratti di fornitura di durata stipulati dall'impresa, non rilevando a tal fine che il prezzo di acquisto della stessa sia variabile per indicizzazione o predeterminato in misura fissa: al contrario, non concorrono al calcolo del costo medio sopra indicato, a titolo esemplificativo, le spese di trasporto, le coperture finanziarie sugli acquisti di energia elettrica, né, per espressa previsione normativa, le imposte inerenti alla componente energia. Il costo medio così calcolato va ridotto, inoltre, dei relativi sussidi intesi come qualsiasi beneficio economico (fiscale e non fiscale) conseguito dall'impresa energivora, a copertura totale o parziale della componente energia elettrica e ad essa direttamente collegata. Si tratta, in particolare, di sussidi riconosciuti in euro/MWh o in conto esercizio sull'energia elettrica.

Si precisa che imposte e sussidi rilevano esclusivamente ai fini del calcolo del costo medio della componente energia elettrica, relativo all'ultimo trimestre del 2019 e del 2021. Non rilevano, invece, per il calcolo del credito d'imposta parametrato alle spese agevolabili sostenute nel primo trimestre 2022.

Viene precisato, con riferimento alle imprese non ancora costituite alla data del 1° ottobre 2019, in assenza di dati relativi al parametro iniziale di riferimento normativamente previsto (ossia del costo medio della componente energia elettrica dell'ultimo trimestre del 2019, necessario per il raffronto con i costi medi della materia energia relativa all'ultimo trimestre 2021), questo si assume pari alla somma delle seguenti componenti:

  • valore medio del Prezzo unico nazionale dell'energia elettrica all'ingrosso (PUN) pari, per l'ultimo trimestre 2019, a 48,11 €/MWh4;
  • valore di riferimento del prezzo di dispacciamento (PD) pari, per l'ultimo trimestre 2019, a 11,80 €/MWh5, per un importo complessivo pari a 59,91 €/MWh.

Questo comporta che, le imprese non ancora costituite alla data del 1° ottobre 2019, qualora riscontrino l'incremento richiesto dalla norma rispetto all'anzidetto parametro, possano fruire del beneficio in commento, sempreché risultino iscritte nell'elenco, per l'anno 2022, di cui all'articolo 6, comma 1 del DM.

Credito d'imposta spettante per il primo trimestre 2022

Costituisce, quindi, presupposto per l'applicazione della disposizione in commento il sostenimento di spese per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel periodo dal 1° gennaio al 31 marzo 2022: si considera spesa agevolabile quella sostenuta per l'acquisto della componente energetica (costituita dai costi per l'energia elettrica, il dispacciamento e la commercializzazione), ad esclusione di ogni onere accessorio, diretto e/o indiretto, indicato in fattura diverso dalla componente energetica. Si tratta, sostanzialmente, della macrocategoria abitualmente indicata in fattura complessivamente alla voce “spesa per la materia energia”.

Non costituiscono spese agevolabili, a titolo di esempio, le spese di trasporto e le coperture finanziarie sugli acquisti di energia elettrica.

Le spese per l'acquisto dell'energia elettrica utilizzata si considerano sostenute in applicazione dei criteri di cui all'art. 109 c. 1 e 2 TUIR e il loro sostenimento nel periodo di riferimento deve essere documentato mediante il possesso delle fatture di acquisto.

In questi casi, è riconosciuto un contributo straordinario a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti, sotto forma di credito di imposta, pari al 20% delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre 2022. Il credito d'imposta attribuito è utilizzabile esclusivamente in compensazione e non concorre alla formazione del reddito d'impresa né della base imponibile IRAP ed è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto. Il credito d'imposta non rileva neanche ai fini del rapporto di cui agli artt. 61 e 109 c. 5 TUIR. Il credito d'imposta è cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell'imposta regionale sulle attività produttive, non porti al superamento del costo sostenuto. Il codice tributo da utilizzare per usufruire del credito d'imposta è “6960”. Tale codice dovrà essere inserito nel modello F24 nella “sezione erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” oppure, nei casi in cui l'esercente debba procedere al riversamento dell'agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Per utilizzare il credito in compensazione, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate.

L'art. 9 DL 21/2022, oltre a stabilire che il credito d'imposta è utilizzabile “entro la data del 31 dicembre 2022”, consente, altresì, la cessione del credito d'imposta, in alternativa alla fruizione diretta, ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, senza facoltà di successiva cessione. È fatta salva, inoltre, la possibilità di effettuare due ulteriori cessioni, successive alla prima, solo a favore di:

  • banche e intermediari finanziari iscritti all'albo previsto dall'art. 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. 385/93);
  • società appartenenti a un gruppo bancario iscritto all'albo di cui all'art. 64 del predetto testo unico;
  • imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia ai sensi del D.Lgs. 209/2005.

La circostanza che il legislatore abbia precisato che i crediti di cui trattasi sono cedibili “solo per intero” implica che l'utilizzo parziale di ciascun credito in compensazione tramite modello F24 impedisce la cessione della quota non utilizzata. Sempre in tema di utilizzo in compensazione, il c. 2 dell'art. 15 in esame stabilisce che «non si applicano i limiti di cui all'articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e di cui all'articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388».

Da quanto sopra, ne deriva che, fermo restando l'utilizzo in compensazione entro il 31 dicembre 2022, non trovano applicazione:

  • il limite annuale di € 250.000 applicabile ai crediti d'imposta agevolativi (art. 1 c. 53 L. 244/2007);
  • il limite generale di compensabilità dei crediti d'imposta e contributi di cui all'art. 34 L. 388/2000, previsto per ciascun anno solare e pari a € 2 milioni.

Circ. AE 13 maggio 2022 n. 13/E

art. 15 DL 4/2022