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Call-off stock: doppio recepimento con norma confusa


19/01/2022| Raffaele Rizzardi

L'imposta sul valore aggiunto nasce sulla base della norma sovraordinata contenuta nelle direttive europee. Il caso ora esaminato si riferisce all'aggiornamento della dir. 2006/112/CE, relativa a questo tributo, attuata con la dir. 2018/1910/UE, che avrebbe dovuto essere recepita con effetto dal 1° gennaio 2020.

La trasposizione delle direttive nel nostro ordinamento avviene di regola mediante un decreto legislativo, la cui emanazione è autorizzata con una legge di delegazione europea. Considerando il ritardo nella nostra normativa, la Commissione europea ha sollecitato il nostro governo a provvedere, minacciando anche l'avvio di una procedura di infrazione ex art. 258 del trattato per il funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Teniamo altresì presente che il ritardo già esistente è stato enfatizzato dalle conseguenze del confinamento dovuto alla pandemia da Covid-19.

Pensando di accelerare l'iter normativo, la disposizione in esame viene inserita anche nel disegno di legge europea, in aggiunta alla relativa delega, che dà luogo alla predisposizione del decreto delegato. Il risultato di questo doppio iter è il seguente:

- l'art. 1 D.Lgs. 192/2021, in vigore dal 1° dicembre 2021, introduce nella norma sugli scambi intracomunitari di beni (DL 331/93) due nuovi articoli: 38-ter “Acquisti intracomunitari in regime cosiddetto di “call-off stock” e 41-bis “Cessioni intracomunitarie in regime cosiddetto di “call-off stock”, oltre al 41-ter “Cessioni a catena”. Viene inoltre puntualizzato che l'iscrizione al VIES del cliente estero è condizione per poter applicare la non imponibilità della cessione (art. 41 c. 2-ter);

- l'art. 21 L. 238/2021, in vigore dal 1° febbraio 2022, introduce gli stessi articoli, chiamando però 38.1 l'art. 38-ter, che nei rinvii fatti all'art. 50 viene chiamato 38-bis. Questo numero appartiene invece alla norma che definisce le vendite a distanza, cioè le cessioni ai privati consumatori di altro Stato europeo.

Per non far apparire la seconda norma come duplicato della prima, il legislatore ha anche parafrasato alcune disposizioni minori. Per il principio della legge posteriore, il testo recato dalla legge europea prevale su quello del decreto legislativo. Dobbiamo comunque confidare che questi anomali riferimenti formino oggetto di una errata corrige.

Veniamo ora al merito della disposizione relativa al call-off stock. Questa disciplina era sostanzialmente presente nel nostro ordinamento in via amministrativa, ed era chiamata consignment stock. Dal punto di vista civilistico si tratta di un contratto estimatorio (art. 1556 c.c.): la merce viene spedita al cliente che individua periodicamente la quantità di cui ha bisogno. Di regola ogni mese il depositario della merce deve comunicare al fornitore la quantità che ha ritirato, onde consentirne la fatturazione. Il periodo di giacenza non può superare i dodici mesi dalle singole consegne, scaduti i quali la quantità in rimanenza deve essere fatturata.

Nel caso in cui l'utilizzo non avvenga nel termine sopra indicato, è anche possibile restituire la merce al fornitore o trasferirla ad un altro soggetto, indicato da quest'ultimo.

La direttiva sul call-off stock è stata adottata in quanto non tutti gli Stati ammettevano la sospensione del trasferimento di proprietà dalla data della consegna fisica a quella in cui il destinatario dichiara la quantità prelevata dal deposito.

Integrando le disposizioni formali dell'art. 50 DL 331/93, la norma precisa che queste operazioni devono essere distintamente annotate su un registro sia dal destinatario che dal cedente, oltre che riportate nell'INTRASTAT. L'attuazione di quest'ultimo adempimento è avvenuta con la versione 2022 dei modelli, che ne hanno aggiunto uno nuovo, chiamato INTRA-1-sexies. Questo deve essere compilato dal fornitore, indicando soltanto i dati identificativi del destinatario (tipo operazione 1), senza alcun importo, in quanto la cessione avrà luogo successivamente. Il modello va ripresentato per i beni ritornati al mittente (tipo operazione 2) o trasferiti ad altro soggetto (tipo operazione 3), nel qual caso occorre indicare gli estremi del nuovo destinatario nelle colonne 5 e 6 del modello.

art. 21 L. 238/2021