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Rivalutazione dei beni: necessità di (ri)pianificare

25/11/2021| Carlo Bertoncello

L'art. 191 del DDL relativo alla Manovra 2022 apporta delle modifiche alla disciplina sulla rivalutazione dei beni che ha goduto di particolari agevolazioni nel 2021. Con particolare riferimento ai beni immateriali, sono necessarie attente riflessioni in termini di una nuova pianificazione fiscale. Quadro ragionato tra norme vigenti, bozza di Circolare AE e prospettive all'orizzonte.

Il punto di partenza: art. 110 Decreto Agosto e recenti chiarimenti

Il cd. Decreto Agosto (art. 110 DL 104/2020), ha riaperto i termini per la rivalutazione delle attività risultanti dal bilancio dell'esercizio in corso al 31 dicembre 2020, in deroga alle ordinarie norme civilistiche. Peraltro, possono costituire oggetto di rivalutazione anche i beni immateriali capitalizzabili, ma non iscritti nell'attivo (vedasi risp. 2.1, Parte I, della bozza di Circolare dell'AE pubblicata il 23 novembre scorso in tema di rivalutazione).

Era ammesso procedere anche distintamente per ciascun bene e non necessariamente per categorie omogenee (tratto caratteristico delle precedenti leggi speciali di rivalutazione).

Tale maggior valore poteva quindi essere affrancato, ai sensi del c. 4 dell'art. 110, dandovi rilevanza ai fini delle imposte sui redditi ed IRAP, mediante il versamento di un'imposta sostitutiva particolarmente vantaggiosa, con aliquota del 3%.

Si ricorda che l'aliquota prevista dalla Legge di Bilancio 2020 era del 12% per i beni ammortizzabili e del 10% per i beni non ammortizzabili. A tal riguardo, è interessante osservare come le risp. 3 e 3 (per errore di numerazione), Parte III, della bozza di Circolare dell'AE del 23 novembre 2021 ammettano la possibilità di “rinunciare” a precedenti opzioni di rivalutazione per accedere a quello più favorevole del DL 104/2020, nel caso in cui la dichiarazione dei redditi relativa a periodo di imposta di effettuazione della rivalutazione non sia ancora stata presentata (i.e. ciò è possibile per l'esercizio 2019, ma non per il 2018).

La medesima misura agevolativa è stata poi estesa all'avviamento e ad altre attività immateriali, invariati gli altri presupposti, ai sensi dell'art. 1 c. 83 L. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021).

L'efficacia fiscale della rivalutazione si ha a decorrere dall'anno 2021 (per i soggetti solari), con un periodo di osservazione fino al 31 dicembre 2023 per le ipotesi di cessione a titolo oneroso, assegnazione ai soci o destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa relative ai beni rivalutati.

Per quanto concerne la validità dell'opzione, la stessa si ha con l'indicazione della rivalutazione nella dichiarazione dei redditi, a nulla rilevando l'effettivo versamento dell'imposta sostitutiva (risp. 1, Parte III, della bozza di Circolare dell'AE del 23 novembre 2021) anche se ciò avviene tramite la presentazione di una dichiarazione “tardiva” entro 90 giorni dalla scadenza originaria (risp. 2, Parte III, della bozza di Circolare dell'AE del 23 novembre 2021).

Le modifiche della Legge di Bilancio 2022

Come anticipato, l'art. 191 DDL n. 2448/2021 (iter relativo alla Legge di Bilancio 2022) prevede, nella sua versione attuale, l'introduzione dei c. 8-ter e 8-quater all'art. 110 DL 104/2020.

In particolare, il c. 8-ter incide sulla deducibilità dei beni immateriali oggetto di rivalutazione, estendendo il periodo di ammortamento, in deroga all'art. 103 TUIR, a 50 anni.

Inoltre, tale nuovo regime di deduzione opera in ogni caso a prescindere dalla perdita di disponibilità del bene rivalutato. Così, nel caso di estromissione dei beni rivalutati dall'impresa (per cessione, assegnazione ai soci etc.), l'eventuale minusvalenza è deducibile tenuto conto del valore rivalutato, in quote costanti per il residuo periodo di ammortamento. Per l'avente causa, invece, la quota di costo riferita al valore residuo del valore rivalutato, al netto della minusvalenza dedotta dal dante causa, è deducibile in quote costanti per il residuo periodo di ammortamento.

Un esempio di tale meccanismo è contenuto nella Relazione Tecnica. Si ipotizzi il seguente caso:

  • marchio iscritto a 100 e rivalutato a 1.100;
  • con un piano di ammortamento residuo riferito al valore di 100 (costo iniziale al lordo delle quote di ammortamento già dedotte pari a 180) di 10 anni;
  • ceduto a 600 dopo 6 anni.

Il marchio avrà un valore fiscale, al momento della cessione di 920, in quanto la quota residua di 100 da ammortizzare in 10 anni avrà un valore fiscale di 40 (ammortamento di 10 all'anno), mentre il maggior valore rivalutato pari a 1.000 si ammortizzerà in 50 anni (pari a 20 l'anno) con la conseguenza che al termine del sesto anno la quota residua del maggior valore rivalutato da ammortizzare in 50 anni si è ridotta a 880 (avendo già ammortizzato 120 al termine dei 6 anni). Il cedente realizza, quindi, una minusvalenza di 320 sulla quale trasferisce il regime di deducibilità in quote costanti per il residuo periodo di ammortamento di 44 anni. Il cessionario, invece, proseguirà sull'importo di 560 il regime di deducibilità per 44 anni (pari alla quota residua del maggior valore rivalutato (880) al netto della minusvalenza (320) dedotta dal cedente in quote costanti per 44 anni), mentre la residua quota di 40 sarà soggetta ad ammortamento per 18 anni secondo le regole ordinarie.

Il successivo c. 8-quater, tuttavia, consente di mantenere il periodo di ammortamento fissato a 18 anni, ma in tal caso impone il versamento di un'imposta sostitutiva rideterminata secondo le aliquote ordinarie previste dall'art. 176 c. 2-ter TUIR, variabili in ragione del valore del bene, ossia:

  • 12% fino a € 5 milioni;
  • 14% per la quota eccedente € 5 milioni e fino a € 10 milioni;
  • 16% per la quota eccedente € 10 milioni.

L'imposta del 3% prevista dal DL 104/2020, già versata, deve essere scomputata da quella rideterminata come sopra ed il versamento deve avvenire in massimo due rate di pari importo.

Il c. 2 dell'art. 191 del DDL n. 2448/2021, precisa poi che l'efficacia delle disposizioni introdotte decorre dall'esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita. Tale previsione, in deroga allo Statuto del Contribuente, mira a non creare disallineamenti sul momento di efficacia fiscale della rivalutazione rispetto al DL 104/2020.

Pianificazione fiscale: battere e levare

Le modifiche normative prospettate, contenute nella prima versione della Legge di Bilancio 2022 e confermate ancora nella terza versione qui esaminata, impattano evidentemente sulla pianificazione fiscale delle imprese già operata.

È evidente che l'incremento significativo del periodo del recupero del costo fiscale, rendono del tutto inattuali tutte le considerazioni effettuate nei mesi scorsi. Inutile soffermarsi, come attenti autori hanno già fatto, sul fatto che la vita media delle imprese italiane sia di 12 anni (fonte: report Unioncamere presentato nel 2019 all'Assemblea dei Presidenti delle Camere di commercio italiane) o che un'ampia maggioranza di statuti societari ponga il termine delle società al 2050, quindi ben entro la fine del ciclo di ammortamento.

È evidente anche che l'alternativo incremento significativo dell'aliquota dell'imposta sostitutiva rimette in discussione valutazioni finanziarie a breve (per le imposte da pagare) e lungo termine (per il risparmio di imposta programmato).

Tuttavia, se gli sviluppi normativi fin qui descritti sono in “battere”, il legislatore si è preoccupato di offrire una soluzione in “levare” (dando, per così dire, una exit strategy). Infatti, il c. 3 dell'art. 191 DDL n. 2448/2021, consente la revoca anche parziale su specifici asset dell'opzione di rivalutazione, con contestuale possibilità di chiedere il rimborso o la compensazione dell'imposta versata, con modalità demandate ad un successivo Provvedimento del Direttore dell'AE.