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Il decreto attuativo per la promozione all’estero di marchi collettivi e certificazione

30/07/2021| Monica Greco

Il decreto in commento che salva il made in Italy attua le norme previste dal decreto Crescita, così come modificate dalla Legge di bilancio 2021, che permettono di fruire di una specifica misura agevolativa diretta a sostenere la promozione all'estero di marchi collettivi e di certificazione.

Come noto, per assicurare e tutelare il Made in Italy nei mercati esteri il Decreto Crescita aveva introdotto un'agevolazione pari al 50% delle spese sostenute per la tutela dei prodotti colpiti dal fenomeno dell'Italian sounding, cioè le pratiche finalizzate alla falsa evocazione dell'origine italiana di prodotti.

Successivamente la legge di bilancio 2021, con un importante intervento modificativo, rimodulava la disciplina in esame, incrementando la dotazione finanziaria, aumentando l'importo massimo dell'agevolazione e ampliando la platea di beneficiari.

Adesso, con tale decreto attuativo tutto è pronto per fruire del beneficio. Si dovrà solo attendere il provvedimento del Direttore generale per la tutela della proprietà industriale (Ufficio italiano brevetti e marchi) che illustrerà in dettaglio le modalità di presentazione delle istanze per fruire dell'agevolazione, i criteri di valutazione delle stesse, le modalità di rendicontazione delle spese e di erogazione dell'agevolazione, i controlli e le revoche, nonché il riutilizzo di risorse residue dalle procedure precedenti.  

La disciplina per la promozione del made in Italy

Il decreto Crescita (art. 32 c. 12-15 DL 34/2019) ha introdotto - in favore dei consorzi nazionali e delle organizzazioni collettive delle imprese che operano nei mercati esteri - un'agevolazione pari al 50% delle spese sostenute per la tutela legale dei prodotti colpiti dal fenomeno dell'Italian sounding. In sede di conversione del citato decreto, si è ampliata la portata dell'agevolazione includendo nel perimetro delle spese agevolate anche quelle sostenute per la realizzazione di campagne informative e di comunicazione volte a consentire l'immediata identificazione del prodotto italiano. La misura descritta divenne operativa con il DM 20 novembre 2020, sulla base di quanto disposto dal MISE nel DM 15 gennaio 2020.

Successivamente la Legge di bilancio 2021 ha modificato e integrato la disciplina della promozione dei marchi collettivi prevedendo:

  • una più ampia platea di beneficiari: sono stati inclusi anche i consorzi di tutela e gli altri organismi di tipo associativo o cooperativo, oltre le associazioni rappresentative delle categorie produttive, come originariamente previsto dal citato art. 32;
  • un incremento della dotazione finanziaria;
  • un aumento dell'importo massimo dell'agevolazione.

Le novità citate sono inserite all'art. 1 c. 144 e 145 L. 178/2020 e riscrivono le previsioni del decreto Crescita e, precisamente, quanto disposto dall'art. 32 DL 34/2019.

Con l'intervento alla disciplina in esame da parte della Legge di bilancio 2021, inoltre, si è incrementato di € 145 milioni per il 2021 l'autorizzazione di spesa relativa al Fondo per la promozione integrata sui mercati esteri, per l'erogazione di cofinanziamenti a fondo perduto alle imprese esportatrici che ottengono finanziamenti agevolati a valere sul Fondo di cui alla L. 394/81, già oggetto di un rifinanziamento di € 200 milioni per l'anno 2020 grazie all'art. 48 c. 2 DL 34/2019.

 

 

 

In particolare, la Legge di bilancio 2021 ha previsto che l'agevolazione diretta a sostenere la promozione all'estero di marchi collettivi o di certificazione volontari italiani, da parte di associazioni rappresentative di categoria, nonché di consorzi di tutela delle DOP,delle IGP e delle attestazioni di specificità e di altri organismi di tipo associativo o cooperativo, sia concessa nella misura massima di:

  • € 1 milione per ciascuno degli anni 2019 e 2020;
  • € 2,5 milionia decorrere dal 2021.

Inoltre, si è disposto l'aumento dell'importo massimo dell'agevolazione che passa da € 70.000 a € 150.000 per anno.  

Chi può accedere e quali sono le iniziative agevolabili

Il decreto attuativo in esame ha individuato i soggetti beneficiari e precisamente:

  • le associazioni rappresentative delle categorie produttive;
  • i consorzi di tutela di cui all'art. 53 L. 128/98;
  • altri organismi di tipo associativo o cooperativo;

per la promozione all'estero di marchi collettivi e di certificazione a loro riconducibili.

Sono molteplici le tipologie di iniziative finanziabili e le stesse possono attuarsi per espressa previsione normativa anche in modalità online, sotto forma di fiere digitali, webinar, incontri su piattaformeweb e con ogni mezzo via internet.

In dettaglio, sono ammissibili all'agevolazione le seguenti iniziative finalizzate alla promozione all'estero di marchi collettivi e di certificazione volontari italiani:

a) partecipazione a fiere e saloni internazionali;

b) eventi collaterali alle manifestazioni fieristiche internazionali;

c) incontri bilaterali con associazioni estere;

d) seminari in Italia con operatori esteri e all'estero;

e) azioni di comunicazione sul mercato estero, anche attraverso GDO e canali online;

f) creazione di comunità virtuali a supporto del marchio.  

L'agevolazione e le spese ammissibili

Il soggetto gestore della presente misura è l'Unioncamere. In estrema sintesi possiamo riepilogare dicendo che il contributo, per ciascun soggetto, è pari al 70% delle spese sostenute e non può superare € 150.000 per anno.

Con riferimento, invece, alla domanda per ottenere l'agevolazione è previsto che essa sia riferita a marchi collettivi o di certificazione registrati alla data di presentazione della stessa domanda.

Il decreto elenca all'art. 4 le spese ammissibili:

  • quote di partecipazione, affitto e allestimento di stand presso fiere e saloni internazionali in Italia e all'estero; nonché le spese per organizzazione dei webinar e della partecipazione a fiere digitali e online;
  • affitto e allestimento di spazi espositivi temporanei;
  • interpretariato, traduzione, noleggio di attrezzature e strumentazioni;
  • brochure, siti internet multilingue, cataloghi, materiale informativo, spot televisivi/radiofonici, pubblicità e promozione su siti web, punti di distribuzione o su riviste internazionali inerenti il marchio. Sono inclusi anche i costi per testimonial e influencer;
  • spese per azioni dimostrative delle produzioni interessate realizzate in occasione delle iniziative previste nel progetto;
  • affitto sale per attività di formazione, incontri bilaterali e/o seminari.  

Contenuto dei regolamenti d'uso

Il decreto in commento, ai sensi di quanto disposto dall'art. 32 c. 13 DL 34/2019, evidenzia quali siano gli elementi da indicare nel regolamento d'uso sia dei marchi collettivi che delle certificazioni, così come disciplinato rispettivamente dall'art. 157 c. 1-bis e 1-ter D.Lgs. 30/2005.

In particolare, il regolamento d'uso dovrà indicare le seguenti informazioni:

- per i marchi collettivi:

  • il nome del richiedente;
  • lo scopo dell'associazione di categoria o lo scopo per il quale è stata costituita la persona giuridica di diritto pubblico;
  • i soggetti legittimati a rappresentare l'associazione di categoria o la persona giuridica di diritto pubblico;
  • le condizioni di ammissione dei membri;
  • la rappresentazione del marchio collettivo;
  • i soggetti legittimati a usare il marchio collettivo;
  • le eventuali condizioni d'uso del marchio collettivo, nonché le sanzioni per le infrazioni regolamentari;
  • i prodotti o i servizi contemplati dal marchio collettivo, ivi comprese, se del caso, le eventuali limitazioni introdotte a seguito dell'applicazione della normativa in materia di denominazioni di origine, indicazioni geografiche, specialità tradizionali garantite, menzioni tradizionali per vini;
  • se del caso, l'autorizzazione a diventare membri dell'associazione titolare del marchio di cui all'art. 11 c. 4 D.Lgs. 30/2005.

- per i marchi di certificazione:

  • il nome del richiedente;
  • una dichiarazione attestante che il richiedente soddisfa le condizioni di cui all'art. 11 bis D.Lgs. 30/2005;
  • la rappresentazione del marchio di certificazione;
  • i prodotti o i servizi contemplati dal marchio di certificazione;
  • le caratteristiche dei prodotti o dei servizi che devono essere certificate dal marchio di certificazione;
  • le condizioni d'uso del marchio di certificazione, nonché le sanzioni previste per i casi di infrazione alle norme regolamentari;
  • le persone legittimate a usare il marchio di certificazione;
  • le modalità di verifica delle caratteristiche e di sorveglianza dell'uso del marchio di certificazione da parte dell'organismo di certificazione.

DM 31 maggio 2021