NEWS

IVA agevolata su cessioni beni finiti di impianti fotovoltaici anche a utilizzatori non finali

29/07/2021| Carmela Boleto, Marco Cramarossa

La Corte di Cassazione, in linea con il proprio consolidato orientamento (Cass. 20 novembre 2019 n. 30138 e Cass. 20 marzo 2019 n. 7788), ha confermato l'applicazione dell'IVA agevolata del 10% alla cessione sia di impianti fotovoltaici che di componenti finiti per il funzionamento degli stessi, purché concretamente adoperati per la realizzazione dell'impianto. Risulta, peraltro, irrilevante la qualità del soggetto beneficiario e il suo ruolo nella fase di commercializzazione del bene, nonché l'immediatezza dell'utilizzo nella realizzazione dell'impianto. Una lettura delle norme che, secondo i giudici, solo così risulta essere costituzionalmente orientata, in quanto in piena sintonia sia con il profilo di salvaguardia dell'ambiente, tutelato dagli artt. 9 e 32 Cost., che con il principio di minore onerosità delle fonti di produzione da energia rinnovabile.

La vicenda giudiziaria trae origine dall'avviso di accertamento a carico di una nota multinazionale, attiva nel campo dell'elettronica e di soluzioni energetiche, emesso per il recupero della maggiore IVA richiesta in relazione a un'operazione di cessione di moduli fotovoltaici. L'Agenzia delle entrate, infatti, disconosceva l'applicazione dell'aliquota IVA al 10% sul presupposto della mancata esibizione da parte del contribuente delle dichiarazioni di utilizzo diretto di tali moduli da parte dei soggetti acquirenti. Dopo i due gradi di giudizio favorevoli alla società accertata, la soccombente Agenzia decide di ricorrere in Cassazione.

I giudici di legittimità, rigettando il ricorso principale, forniscono una (condivisibile) interpretazione letterale e sistematica della tabella A parte III n. 127-quinquies e 127-sexies DPR 633/72, che rispettivamente riconoscono l'aliquota agevolata agli “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica” e ai “beni, escluse le materie prime e semi lavorate, forniti per la costruzione delle opere, degli impianti e degli edifici di cui al numero 127-quinquies”.

In particolare, l'interpretazione letterale comporta che la prima fattispecie trovi applicazione in caso di cessioni che hanno come oggetto impianti già idonei a produrre calore energia, indipendentemente dalle caratteristiche intrinseche degli impianti stessi, mentre la seconda interessa le sole cessionidei componenti finiti di impianti, a condizione che siano concretamente utilizzati per l'installazione o la costruzione degli stessi. Si evidenzia, a mente del Princ. dir. AE 14 settembre 2020 n. 15, che l'aliquota agevolata trova applicazione anche agli impianti CSP (Concentrating Solar Power), che sfruttano una tecnologia basata su specchi di forma leggermente concava, in quanto è possibile ricomprenderli nella più ampia categoria prevista dalla tabella A n. 127-quinquies.

Altro la normativa non dice e non prescrive, motivo per cui la Corte, ribadendo i propri arresti giurisprudenziali, evidenzia che il n. 127-sexies richiede unicamente che i componenti finiti siano concretamente adoperati per la realizzazione dell'impianto, dell'opera o dell'edificio, e che, di conseguenza, l'aliquota agevolata potrà essere negata solo qualora non vi sia prova di tale destinazione. Circostanza, quest'ultima, non contestata nel caso di specie dall'Amministrazione finanziaria. Pertanto, i giudici confermano che ai moduli fotovoltaici, al pari di qualsivoglia altro componente finito, sia applicabile la tabella A parte III n. 127-sexies DPR 633/72, riconoscendo l'agevolazione alle cessioni intervenute in qualsiasi fase della commercializzazione.

La vicenda accertativa scaturisce da un risalente orientamento dell'Agenzia (Ris. AE 27 settembre 2007 n. 269/E), in base al quale il beneficio fiscale dell'aliquota IVA ridotta deve essere circoscritto ai beni finiti effettivamente utilizzati per la costruzione degli impianti di cui al n. 127-quinquies, vale a dire beni:

  • per i quali il processo produttivo si sia già compiuto e che, come tali, si trovino nell'ultima fase di commercializzazione;
  • acquistati per essere direttamente impiegati per la costruzione dell'impianto.

Dunque, secondo il richiamato documento di prassi dell'Agenzia, “la norma di cui al n. 127-sexies, in particolare, deve interpretarsi nel senso che alla cessione dei beni finiti (ovvero dei beni diversi sia dalle materie prime che dai semilavorati), forniti tra l'altro per la costruzione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica o eolica, è applicabile l'aliquota IVA ridotta del 10 per cento esclusivamente se detti beni sono acquistati da soggetti che rilasciano, sotto la propria responsabilità, un'apposita dichiarazione al cedente dalla quale risulti che i beni acquistati sono destinati ad essere impiegati per l'installazione o costruzione degli impianti in argomento”. È di plastica evidenza che, nonostante la norma di riferimento nulla dica sul punto, l'Amministrazione si è convinta che l'aliquota agevolata prevista spetti esclusivamente per le cessioni che intervengono nell'ultima fase di commercializzazione del bene, con la conseguenza che il beneficio non può essere riconosciuto allorquando la cessione intervenga nei confronti di un soggetto operante nelle fasi intermedie di commercializzazione (come, ad esempio, nel caso dei distributori/grossisti).

Interpretazione assolutamente fuori dal perimetro normativo ed errata, che correttamente la Cassazione ha respinto al mittente, posto che l'agevolazione non è ancorata a nessun requisito soggettivo degli operatori economici cessionari, quanto unicamente alle qualità oggettive del bene ceduto.

Conclusivamente, in tema di onere della prova, si ritiene che spetti all'Ufficio dimostrare che i beni finiti, oggetto di cessione, non siano stati concretamente utilizzati per la realizzazione degli impianti, opere o edifici, ma destinati, invece, ad altre finalità non compatibili con l'applicazione del n. 127-sexies. Onere che, non si dubita, l'Amministrazione finanziaria proverà a ribaltare sul contribuente, secondo la “migliore” delle prassi ormai in uso in ambito tributario.

Ad ogni modo, assolto l'onere della prova in tema di concreto utilizzo, l'applicazione dell'aliquota IVA ridotta al 10% non potrà incontrare sulla propria strada ulteriori ostacoli o limitazioni, sperando davvero che gli Uffici prendano finalmente atto dei principi statuiti dalla Cassazione, evitando ulteriori accertamenti sul tema e, al contempo, rinunciando ai contenziosi già in essere.

Cass. 5 maggio 2021 n. 11690