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Vaccinazione e trattamento dei dati personali: cosa può fare il datore di lavoro?

23/07/2021| La Redazione



Un'Ordinanza regionale che prevede trattamenti di dati personali relativi allo stato vaccinale dei dipendenti e degli enti regionali, determinando limitazioni dei diritti e delle libertà individuali per quanti non si sottopongano al vaccino, vìola le norme in materia di protezione dei dati personali: questo è il parere del Garante Privacy, che si è espresso in tal senso analizzando una recente Ordinanza della Regione Sicilia.

Le disposizioni regionali prevedono che tutti i dipendenti a contatto diretto con l'utenza siano “formalmente invitati” a ricevere la vaccinazione e, in assenza di questa, assegnati ad altra mansione.

Tali trattamenti, relativi allo stato vaccinale del personale ma non previsti dalla legge statale, introducono, di fatto, un requisito per lo svolgimento di determinate mansioni su base regionale, generando una disparità di trattamento rispetto al personale che svolge le medesime mansioni sull'intero territorio nazionale.

L'ordinanza prevede, inoltre, trattamenti generalizzati di dati relativi allo stato vaccinale dei dipendenti, anche da parte del medico competente, non conformi alla disciplina in materia di protezione dei dati e alla disciplina in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Considerata poi la delicatezza delle informazioni trattate e le possibili conseguenze discriminatorie in ambito lavorativo, il coinvolgimento dei datori di lavoro, previsto dall'ordinanza, in assenza di misure tecniche e organizzative, può porsi in contrasto con le norme nazionali che vietano ai datori di lavoro di trattare informazioni relative alla salute, alle scelte individuali e alla vita privata dei dipendenti.