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Trasporti internazionali di beni: l'imponibilità IVA si presume


24/01/2023 | Vincenzo Cristiano, Angelo Carlo Colombo

Assonime ha pubblicato la circolare n. 2 del 20 gennaio 2023 avente ad oggetto i servizi internazionali: trasporti di beni in esportazione, transito o importazione, fornendo un'analisi critica ma costruttiva.

Fonte: QuotidianoPiù

Con la circolare n. 2 del 20 gennaio 2023, Assonime analizza in modo puntuale alcune problematiche relative al regime di non imponibilità Iva per i trasporti internazionali di beni, disciplinati dall'art. 9 DPR 633/72, per effetto delle importanti modifiche intervenute con l'art. 5-septies DL 146/2021 (conv. L. 215/2021).

Tale disposizione ha difatti limitato l'ambito di applicazione del regime di non imponibilità riservato ai trasporti internazionali – definito prima della modifica in modo strettamente oggettivo – per tener conto dell'interpretazione della corrispondente norma unionale dettata dalla Corte di Giustizia secondo cui sarebbe richiesto anche un requisito soggettivo consistente nella circostanza che il committente dev'essere a tal fine il mittente o il destinatario dei beni.

E, quindi, la sovrapposizione di un criterio soggettivo dinanzi a quello oggettivo.

Come ben evidenziato dall'Associazione, tale principio è stato attuato nella norma nazionale disponendo che il regime di favore può operare solo se il committente del trasporto è l'esportatore o l'importatore: soggetti, questi, che dovrebbero coincidere, di regola, con i mittenti e i destinatari dei beni da trasportare. A questa situazione sono equiparate alcune fattispecie, tipiche nella prassi commerciale, in cui si interpone fra tali soggetti uno spedizioniere cui è conferito il mandato a stipulare il contratto di trasporto.

Tutto ciò ha determinato notevoli incertezze fra gli operatori: esse riguardano, in particolare, sia l'individuazione delle fattispecie comprese nel regime di non imponibilità, sia la qualificazione nei casi concreti, del rapporto giuridico che intercorre fra i vettori, i committenti e gli intermediari, non sempre è chiara alle stesse parti contraenti.

Nel merito, viene evidenziato come la norma nazionale non sia del tutto allineata a quanto sostenuto dalla Corte di Giustizia Ue (ex pluribus, sentenza del 29 giugno 2017, causa C-288/16), la quale ha sottolineato che la non imponibilità dei trasporti sia limitata e “schiava” solo a quelli resi al “mittente” o al “destinatario” del trasporto, senza peraltro fare riferimento alla nozione di esportatore/importatore.

In questo contesto, ribadisce Assonime, la maggiore elasticità “interna” del requisito soggettivo potrebbe consentire di non negare il regime di non imponibilità nei casi in cui, pur essendovi un soggetto che si interpone fra l'impresa di trasporto e l'esportatore/importatore, il servizio reso presenta comunque un carattere di “trasparenza” tale da riferire a questi ultimi soggetti la prestazione del vettore.

Tra le ipotesi di interposizione nell'ambito di trasporto di beni, spicca l'ipotesi concreta del contratto di spedizione realizzato mediante un mandato senza rappresentanza, in cui l'esportatore/importatore conferisce un mandato allo spedizioniere che assume l'obbligo di concludere in nome proprio e nell'interesse del mandante il contratto di trasporto.

In questo caso, come contenuto nell'art. 3 c. 3 DPR 633/72, verrebbero a configurarsi due segmenti di prestazioni di trasporto seppure nel corpo di un unico trasporto. Ovverosia, un primo segmento determinato dalla prestazione tra il mandante e il mandatario e un seconda tra il mandatario e il trasportatore. In tal caso, calandoci nel caso concreto, se nel rapporto di mandato senza rappresentanza, il mandante possiede il requisito soggettivo della norma, per l'effetto anche il servizio reso allo spedizioniere è soggetto al regime di non imponibilità Iva del servizio reso al mandante.

Sarebbe opportuno che, in presenza di tali incertezze, l'ambito soggettivo di applicazione della norma fosse precisato, in particolare riguardo alla rilevanza dello status di operatore doganale del “committente”, e che fosse riconosciuta l'inapplicabilità di sanzioni per violazioni che fossero generate dall'incerta interpretazione della norma.

Ancora più nello specifico, evidenzia Assonime, la (nuova) disposizione potrebbe dare luogo a distonie interpretative tra gli operatori coinvolti in operazioni complesse nelle quali l'importatore o l'esportatore ha dato l'incarico del trasporto a un soggetto, che a sua volta, ha dato l'incarico ad altro soggetto. Il dubbio legittimo che potrebbe nascere concerne l'esatta qualificazione, c.d. nomen, del rapporto fra il “committente” ed il terzo esecutore del trasporto.

Nel disegno dei vari rapporti commerciali, il terzo esecutore potrebbe non sapere in che veste la controparte chiede il servizio di trasporto. Ma non solo: potrebbe non essere chiaro se l'importatore o l'esportatore gli abbia conferito o meno un mandato alla conclusione del contratto di trasporto o se, invece, egli sia stato incaricato come trasportatore.

In queste ipotesi, sintetizza Assonime, proprio per agevolare l'applicazione di una disciplina di “favore”, allineata anche alle indicazioni della prassi interna, si potrebbe prevedere una presunzione di imponibilità IVA del trasporto reso al “committente”, salva la possibilità per quest'ultimo di attestare il possesso dei requisiti previsti dal n. 4 del comma 1 dell'art. 9 per l'applicazione della non imponibilità. Chiaramente, in detta ultima ipotesi, dovrebbe essere garantito l'esercizio del diritto alla detrazione, laddove in caso di controlli si ritenesse che il soggetto avrebbe potuto avere i requisiti per richiedere l'applicazione del regime di non imponibilità.

Proprio per questo, e con un gran “sospiro” per le Associazioni di categoria, Assonime auspica un intervento chiarificatore da parte del legislatore e dell'Amministrazione finanziaria.

Art. 3 DPR 633/72

Art. 9 DPR 633/72

Art. 5-septies DL 146/2021