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Dopo i discorsi di Davos, economia alla prova dei dati


20/01/2023 | Raffaella Polato

Dal Forum in Svizzera è emersa una generale condivisione (o forse più un auspicio?) che nel 2023 se ci sarà recessione, sarà di breve durata. In settimana arrivano i primi indici congiunturali di gennaio per l'Italia, in particolare l'indice Pmi composito (martedì), che a dicembre era diretto verso l'uscita dalla contrazione, e la stima flash dell'inflazione (giovedì) attesa in rallentamento. Ma sulla fiducia del Paese pesa anche il nervosismo legato allo sciopero dei benzinai che, salvo ripensamenti in extremis, scatterà per 48 ore martedì.

APPUNTI & SPUNTI per la settimana 24-27 gennaio

Martedì 24 gennaio

Lo sciopero dei benzinai

I benzinai sono l'ultimo anello della catena, non i responsabili dei prezzi folli e delle speculazioni cui si è tornati dopo il ripristino delle accise. Perciò, andati a vuoto gli incontri con il governo, hanno prima proclamato e poi riconfermato lo sciopero. Accogliendo l'invito del Garante l'hanno ridotto da 60 a 48 ore ma, da stasera alle 19 a giovedì 26 sempre alle 19, i distributori saranno off. Anche se, per dirla con i sindacati del settore, se il ministero delle Imprese vuole scongiurare lo stop “c'è tempo fino al minuto prima della chiusura degli impianti”.

Prove di resistenza alla recessione

Recessione sì o no, in Europa e in Italia? Fino a un paio di mesi fa la risposta sembrava «assolutamente sì». Poi, di settimana in settimana, tutti i maggiori istituti di ricerca e analisi hanno iniziato a ritoccare in positivo le previsioni. Recessione «sì, forse», e comunque non così profonda né lunga quanto si temeva. Uno dei segnali che potrebbero/dovrebbero confermare la nuova visione arriverà oggi, con l'indice Pmi composito flash di Standard & Poor's. Il precedente, a dicembre, era in miglioramento da 47,8 a 48,8 punti. Osservava, allora, S&P: «La flessione del settore manifatturiero si è attenuata in modo particolarmente marcato», e questo ed altri elementi dell'analisi «lasciano intendere che un'eventuale flessione sarà più lieve di quanto si pensava fosse probabile qualche mese fa». Vedremo stamattina.

Mercoledì 25 gennaio

Le complicate riflessioni della Bce

Anche Christine Lagarde, letti gli ultimi indicatori, oggi pensa che «in alcuni Paesi la recessione non ci sarà». Però, «l'inflazione è ancora troppo alta», quindi la Banca centrale europea andrà «avanti con il rialzo dei tassi». L'ha ripetuto a Davos, giovedì 19 gennaio, e sono stati in molti a pensare che, fortunatamente per la presidente della Bce, quella di oggi all'Eurotower non è una riunione di politica monetaria. Il board eviterà l'ennesimo scontro falchi-colombe e, soprattutto, avrà altro tempo e altri numeri utili a riflettere sulla strategia rialzista. Come confermato da Lagarde non è in discussione. Ma davvero, per citare il Governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau, che a sua volta citava la stessa «presidente Lagarde all'ultima conferenza stampa Bce», ciò che «ci dobbiamo aspettare sono una serie di rialzi di 50 punti base a un ritmo costante per un certo periodo di tempo»?

Giovedì 26 gennaio

Il timido ritorno della fiducia...

Quello che ossessiona la Bce, ovvero l'inflazione, è chiaramente anche una delle maggiori preoccupazioni tanto dei cittadini quanto delle imprese. È stato soprattutto l'aumento dei prezzi a influenzare, in maniera pesante, gli indici di fiducia degli ultimi mesi. Eppure, a novembre e poi a dicembre quegli indici sono migliorati, tanto tra i consumatori quanto tra gli imprenditori. Oggi l'Istat diffonde i dati di gennaio. Dovrebbero confermare il trend.

Venerdì 27 gennaio

... e le attese dell'industria

Potrà invece – forse – sembrare in controtendenza rispetto al relativo recupero di fiducia il dato sull'andamento del fatturato dell'industria. È probabile mostri un altro calo, quanto meno al netto dell'inflazione. Ma la fotografia che oggi sarà pubblicata dall'Istat è relativa (ancora) al mese di novembre. Nel frattempo, anche Confindustria, fin qui tra i più pessimisti, ha iniziato a vedere un po' meno nero. Carlo Bonomi, da Davos: «“Avremo un anno caratterizzato per i primi sei mesi da alcune difficoltà. Nel secondo semestre l'economia dovrebbe riprendere in maniera robusta». Non si era mai spinto tanto in là, il numero uno di Viale dell'Astronomia.